martedì 12 agosto 2014

Sì, viaggiare

L’idea del viaggio era sempre lì. A portata di mano. Una piccola scialuppa cui aggrapparsi quando aveva la sensazione che la corrente lo avrebbe trascinato via. L’idea proiettava letti disfatti, spiagge scintillanti, chalet vintage, bibite fresche, istantanee, biciclette. L’idea si era costruita in molte notti insonni e giorni difficili, con incontri che avevano portato in dono mal di testa e nessun analgesico. In quelle ore, l’idea del viaggio era cresciuta, diventando una massa difficile da ignorare, che spingeva dietro gli occhi.
Alcune cose alimentavano l’idea: un poster pubblicitario, una turista in controluce con la sua reflex in mano, un accumulo di vecchie valigie, bauli, borsoni. Si sentiva anche sorridere, quando incrociava questi “segnali” sul suo cammino. Aveva deciso di tenere una lista di tutti i segnali che l’universo gli spediva per indurlo a mettere lo zaino in spalla e un biglietto in tasca per qualsiasi destinazione non avesse ancora visto. All’inizio, si era detto che, al raggiungimento di venti segnali, sarebbe dovuto partire.
Sotto a un cielo di un blu osceno, un racconto di viaggio capitatogli in mano per caso gli fece raggiungere i venti segnali. Erano tutti lì, ordinati, in fila. Ma lui non partì. C’era una scadenza a lavoro che gli faceva troppa ombra. E venti segnali sono pochi, ce ne vogliono almeno cinquanta.
Si fecero cinquanta. Sembravano guardarlo dalle pagine della Moleskine comprata durante un viaggio morto ormai. Ma lui non partì. C’era una spesa imprevista che gli gravava sulla testa. E cinquanta segnali sono pochi, devono essere almeno settantacinque.
Divennero settantacinque. Non sapevano più aspettare. Le ‘codine’ delle ‘a’ sembravano vibrare sulle righe. Ma lui non partì. C’era una malattia che gli stava portando via qualcuno che, quando era piccolo, gli teneva molto stretta la mano. E settantacinque segnali sono pochi, devono essere almeno cento.
Un giorno la penna dovette scrivere 1-0-0. La pagina sembrava pulsare, era piena di attese, di bisogno, di voglia di andare, ma senza fuggire. Ma lui non partì. C’era un senso di colpa ben composto che lo aspettava seduto sulla soglia di casa. E cento segnali sono pochi, ne servono almeno 200.

La lista si fermò a 113. La Moleskine gli fu rubata in un giorno di umidità cadente, con le strade che sembravano sfrigolare e sfaldarsi. Gli fu rubata insieme a molto altro, inclusa la possibilità di viaggiare.

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