lunedì 11 agosto 2014

L'argilla e il bambù

Quando si conobbero, non era per niente scontato che finisse così. Lui, con la sua prosopopea, le era stato subito molto antipatico. Gli occhi azzurri che guizzavano da un lato all’altro del tavolo, come a voler registrare ogni singolo dettaglio, come a impicciarsi, ecco cos’aveva pensato lei. E lei aveva tirato fuori la sua maschera migliore, quella di creta dura, facile, però, a sgretolarsi. L’aveva indossata tutta la sera e, anche quando sua cugina le aveva chiesto “Ti piace Alberto?”, lei era rimasta sulle sue, con le unghie infilate nelle crepe dell’argilla. Giorni dopo, le crepe erano diventate burroni. Quando rivide i suoi occhi azzurri e se li trovò dritti dentro ai suoi, pensò che forse non sarebbe poi stato un male se avesse voluto impicciarsi di lei, guardarle nelle pieghe dei ricordi, sondare i sedimenti di una vita. Lo lasciò fare. Ascoltò tutto quello che lui aveva da dirle e la prosopopea diventò un dettaglio, piccolo e sfocato, di una fotografia in bianco e nero.

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