domenica 25 marzo 2012

Balzac e la piccola sarta cinese - Pseudorecensione


Balzac e la piccola sarta cinese” mi è stato regalato come un libro importante da condividere, così bello da non poterlo tenere solo per se stessi. E bello lo è, solo che ha avuto la sfortuna, nella mia vita, di arrivare subito dopo “Così in terra” e non poter reggere il confronto.
Ambientato in Cina nel 1978, lascia subito stupiti per la vicinanza in termini temporali, ma la lontananza incolmabile in termini culturali: trentaquattro anni fa in Cina non si poteva leggere la letteratura europea. I testi romanzati erano proibiti, i ragazzi intorno ai diciotto anni erano costretti ad andare nelle campagne per una sorta di tirocinio: rieducazione, la chiamavano. Se erano figli di dissidenti o semplicemente di “sporchi borghesi”, difficilmente sarebbero tornati alla loro vita di prima.
I due ragazzi di cui racconta Dai Sijie (che in un campo di rieducazione c’è stato davvero e che da questo suo libro ha tratto – nel 2002 - anche un film), sulle montagne, incontrano due figure fondamentali: l’antipaticissimo e stupido Quattrocchi, figlio di una poetessa e detentore di libri proibiti, e la piccola sarta, il cui padre è il sarto più rinomato e venerato della zona. Ai libri di Quattrocchi attingeranno per trovare ristoro e compagnia. In particolare, li colpirà Balzac, perché sarà Ursule Mirouet il primo libro a loro disposizione, e Jean-Cristophe di Romain Rolland, che io non avevo sentito mai nominare prima di sfogliare le pagine di Dai Sijie. Con questi e altri libri e con i racconti che ne scaturiranno, conquisteranno la piccola sarta cinese.
Il libro ha i colori scuri di montagne e campagne, dove non è piacevole abitare. Ha la voce di ragazzi intelligenti costretti alla stupidità e all’automatismo da un regime autoritario privo di qualsiasi visione.
Edito da Adelphi, “Balzac e la piccola sarta cinese” ti fa sentire fortunata, perché a te nessuno ha mai proibito di leggere, di viaggiare con la fantasia, di arrivare lontano, di conoscere, di innamorarti di Mr. Darcy, per esempio. E mi dispiace tanto che ci sia stato qualcuno nel mondo che, non per povertà – come ancora succede in milioni di posti – ma per stupidità, sia stato tenuto all’oscuro della bellezza della letteratura.

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