venerdì 24 febbraio 2012

Senza tette non c'è paradiso - Pseudorecensione revival

La scrissi nel giugno del 2007 e ricordo questo libro ancora con piacere:



Gustavo Bolivar Moreno, autore 40enne, ha creato, nel suo primo libro “Senza Tette Non C’è Paradiso” a un personaggio che non sai se amare o detestare. Catalina, così si chiama la protagonista di questo romanzo colombiano, ha quindici anni. Dalla vita vuole solo due grandi tette, per entrare nelle grazie dei narcotrafficanti e fare la “bella vita”, in un mondo dove invece regna la miseria, la violenza, l’indifferenza. La senti parlare, la vedi muoversi tra le pagine del romanzo e vorresti fermarla, non sai se con le buone (un abbraccio, una parola “gentile”, un surrogato d’affetto) o con le cattive (due schiaffi ben assestati). Speri che qualcuno la blocchi, magari sua madre, ma poi ti rendi conti che non c’è speranza. La gente sta così male che se si ritrova il frigorifero pieno e qualche vestito nuovo, non si chiede da dove vengano, neanche se a portarli a casa è la figlia, che non ha un lavoro e ha lasciato la scuola per fare la prostituta d’alto bordo. Le madri chiudono gli occhi, anziché tentare di aprirli alle proprie figlie sui pericoli che corrono.
Il romanzo si legge veloce, va giù come un sorso di birra fresca e rischia di far male in alcuni punti. Poi, però, il nostro cervello elabora e crede che sia tutto troppo paradossale, che sia un mondo troppo lontano dal nostro perché la cosa ci riguardi. La Colombia dei narcos, delle intercettazioni telefoniche, della polizia corrotta, dei concorsi truccati e delle donne rifatte, dei Suv comprati perché si è ricchi e potenti e bisogna dimostrarlo, delle star che vanno in video solo perché sono appoggiate da qualcuno, delle ragazzine che vanno a letto con ragazzi e uomini di cui non importa loro nulla (e si fanno anche riprendere), ci sembra pura fantasia, immaginazione fervida. Eppure... non vi ricorda proprio niente questa descrizione?

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