domenica 19 febbraio 2012

Pan Am - Pseudorecensione

Non vorrei dire che la cosa più bella di Pan Am è la borsa da viaggio che le hostess usano nei loro continui spostamenti, ma poco ci manca. In realtà, la serie non è brutta, solo un po’ sciapa. Il gruppo di hostess - non bellissime (Christina Ricci è veramente inguardabile, sembra più la Sposa Cadavere che un’assistente di volo), che negli anni ’60 gira il mondo con la compagnia aerea Pan Am - non riesce a tenerti incollato, più di tanto, al piccolo schermo. Oltre alle hostess, ci sono anche i piloti ma nulla che mi sembri degno di nota.
La serie può essere definita un “period drama”, perché cerca di rappresentare l’inizio degli anni sessanta nell’America in cui Kennedy era ancora vivo. Fondamentale, per questo ritratto, la puntata in cui le hostess si trovano a Berlino Ovest insieme al Presidente e lo ascoltano pronunciare il famoso discorso “Ich bin ein Berliner”, contro il muro.
Il creatore della serie è Jack Orman, che aveva creato anche a E.R. (telefilm che non ho mai visto, altrimenti in men che non si dica mi sarei sentita addosso tutti i sintomi di tutte le malattie rappresentate, indici denti compresi). Ma mentre E.R. è andato avanti quindici anni, credo che Pan Am non avrà vita altrettanto lunga. Per dovere di cronaca, non ho ancora finito di vedere tutta la serie e sto cercando di farmi venire voglia di finirla.

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