sabato 28 gennaio 2012

L'uomo dai capelli di cotone - Revival

Era il 24 maggio 2007:



L’uomo dai capelli color cotone siede davanti alla tv. Le tapparelle sono chiuse, tanto l’uomo non vedrebbe la luce. La sua poltrona è vecchia e consunta e se tocca una leva rischia di ribaltarsi. Ha una giacca di cotone grezzo color castagna, una bottiglia d’acqua sul tavolo vicino, un bastone poggiato sul bracciolo. La tv rimane sempre sullo stesso canale e resta accesa anche la notte, così che l’uomo possa illudersi di avere una compagnia. La casa è pulita e a un occhio attento non sfuggirebbe qualche timido raggio di sole che s’infila tra le fessure della finestra, pur senza essere mai stato invitato. Un occhio vigile vedrebbe anche la polvere sottile che i raggi sembrano portare con sé.

L’uomo dai capelli color cotone aspetta che arrivi sua figlia. Margherita ha quarant’anni e una famiglia sua. Ha un lavoro, ma l’uomo non ha idea di quale sia. La figlia arriva ogni giorno alle 19, apre la porta con le sue chiavi e non saluta entrando. L’uomo la sente trafficare in cucina per alcuni minuti, poi avverte i suoi passi un po’ strascicati avvicinarsi e la chiama:
- Margherì, sei tu?
- Sì, babbo, sono io. Ti ho portato la cena.
L’uomo si avvicina al tavolo trascinandosi la poltrona, facendo attenzione a non toccare la leva malefica che lo potrebbe far ribaltare, e inizia a mangiare. Mangia veloce perché sente la presenza silenziosa della figlia sulla porta, che aspetta e si scoccia e batte i polpastrelli sulla coscia o sul muro e ogni tanto sbuffa. L’uomo mangia veloce e non si ricorda mai cos’ha mangiato. Quando il piatto è vuoto, Margherita lo porta in cucina. Poi lo aiuta a lavarsi, a vestirsi per la notte e lo mette a letto. Gli sistema i cuscini dietro le spalle e la nuca, accende il secondo televisore su Raiuno e lo lascia lì.

L’uomo sa che la figlia arriva quando “L’eredità” è già iniziata. Quindi non è ancora il momento. L’uomo pensa, intanto. Pensa soprattutto a sua moglie, che non c’è più da cinque anni, e a quanto parlasse quando c’era lei. A quante cose stupide le diceva e alle altrettante che gli toccava ascoltare. Si ricorda il profumo dei suoi vestiti e delle sue mani quando lo portavano a letto, sul tardi, o venivano a cambiargli canale. Pensa che questo silenzio gli permette di riposare, anche se non ne può più di stare in pace.

- Dove sei stato? Dimmelo! – urla una voce nell’appartamento accanto. L’uomo dai capelli di cotone sobbalza. Le mura sono così sottili che può sentire tutto.
- Che ti urli!? – risponde una voce maschile mentre una porta sbatte.
- Sono due ore che ti cerco e ti aspetto! Ti ho telefonato al cellulare e non rispondi mai... ho persino provato a chiamare tua madre! Dove diavolo sei stato? – la voce femminile rincara la dose e il volume.
- In palestra – risponde candido lui, così piano che quasi non si sente.
- In Palestra? Per più di due ore? Ma lo sai che ti aspettavo? – si sente trascinare una sedia e poi un tonfo.
- Me ne sono scordato e che palle che sei! – ora anche la voce maschile è salita di tono. – Ero in palestra e non c’era campo!
- Sei un bugiardo, uno stupido bugiardo! Ti ho telefonato e il cellulare squillava... Il campo c’era e come! Ma che ti credi, che sia una cretina? – la donna fa una pausa giusto il tempo di riprendere fiato – Anzi sì, sono proprio una cretina a stare con uno come te!

L’uomo con i capelli di cotone ha sentito abbastanza. Afferra il bastone e fa per picchiare sul muro comunicante: due colpi se è d’accordo con lei, uno solo se ha ragione lui.

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