lunedì 31 dicembre 2012

Nonostante tutto: buon 2013. E buona vigilia


“Credo che un'Inter come quella di Corso, Mazzola e Suarez non ci sarà mai più, ma non è detto che non ce ne saranno altre belle in maniera diversa.”  Diceva Freccia.

Io credo che per trovare un anno “bello” debba andare un po’ troppo indietro nel tempo, fino al 2010. Non il 2011, non il 2012, non di certo il 2013 potrà essere bello. Dice mia cugina Alessandra, che sbaglia i titoli dei film ma ogni tanto è saggia, che non è detto che non ci saranno altri anni belli in maniera diversa. Ha ragione, lo so. E’ che adesso non so che sperare per me né cosa augurare a voi. Solo la salute e lo so che sono banale. Ma hanno ragione i vecchi detti: quando c’è la salute, c’è tutto.

E se invece voglio scavare un po’ di più e trovare un desiderio, vi/mi auguro la serenità di un sonno senza incubi, il risveglio senza stress, una colazione da Mulino Bianco, un pranzo gattopardiano, un pomeriggio al mare con le persone con cui veramente vuoi stare, il caldo e il calore, il freddo per chi come Agnese dice che vuole congelarsi e poi quando si muore di freddo vuole andare a casa, le cene con gli amici, le risate in famiglia a tavola, un nuovo primo appuntamento ogni sera (anche quando la persona che abbiamo scelto per stare al nostro fianco è sempre la stessa), l’amore prima di dormire, i viaggi, la musica e il cinema a tutto volume, il buio per vedere le stelle e immaginarsi i contorni di quel che ci circonda, la luce per illuminarci il cammino e farci risplendere i capelli, parrucchieri illuminati, estetiste un po’ spietate, ombrelli chiusi per bagnarci di pioggia e di vento, scarpe robuste per lunghe camminate, fazzolettini per salutare agli arrivederci e non gli addii, città belle e pulite, lavori che ci piacciono e che ci meritino, l'assertività che è la parola del giorno di mia sorella, il coraggio per rimanere soli e quello per tenere insieme una coppia.

E, quindi, nonostante tutto: buon 2013. E buona vigilia.

venerdì 28 dicembre 2012

Cerco casa

Ok, è ufficiale: cerco casa. Da comprare. Tutta mia. A Roma. Quindi, se vedete un annuncio che va bene per una Post Precarial Chic... fatemi un fischio, anzi un commento!

martedì 25 dicembre 2012

Da Clio a Cinzia


Articolo Sponsorizzato per Ebuzzing

C’è un diverbio in famiglia su Clio. Io e mio padre sosteniamo che sia bruttina, seppure brava a truccarsi; la mia mamma e mia sorella la trovano carina. Fatto sta che di strada ne ha fatta dai tutorial su Youtube a Real Time. Chissà se la stessa strada sarà battuta da Cinzia, che si autodefinisce “la tua amica della pelle”.
Guardate un po’ il video in cui si presenta!

lunedì 24 dicembre 2012

Buon Natale!

I miei auguri vi arrivano con un'immagine che non fa direttamente pensare al Natale ma... dove sono io così è  (viene da pensare a Beverly Hills 90210, dove festeggiavano Natale sulla spiaggia)

mercoledì 19 dicembre 2012

Kobe o Lionel? Un consiglio da Post Precarial Chic


Articolo Sponsorizzato per Campioni a Bordo: Turkish Airlines

Torno con i miei consigli da Post Precarial Chic… ed è un consiglio per chi è precario, chic ma anche sportivo!  Si può vincere, infatti, la maglia del cestista dei Los Angeles Lakers, Kobe Bryant, o quella di Lionel Messi. Basta andare a questo link http://www.thinglink.com/scene/334028964743872515#tlsite, fare la propria scelta tra i due campioni, compilare un form su Facebook e sperare che la fortuna sia dalla propria parte.
A dare questa possibilità è la compagnia aerea Turkish Airlines, che ha anche girato questo spot pubblicitario proprio con Kobe Bryant e Lionel Messi.
Per chi ho votato io? Ovviamente Messi, purtroppo continuo a essere troppo “calciocentrica”!

lunedì 17 dicembre 2012

Una domenica di sangue e i monologhi della vagina


Torno dopo tanto tempo a scrivere su questo blog per segnalarvi due manifestazioni molto importanti. 
Il titolo del post potrebbe trarvi in inganno, ma andiamo subito al sodo: se vi dico “Una domenica di sangue”, a che pensate? Può darsi che qualsiasi cosa vi stia attraversando la mente non sia la risposta giusta… Quindi, sciolgo subito le riserve ed ecco il video (animato) di questa manifestazione: 

L’Avis di Modica, in collaborazione con la Conad Scherma Modica (società da cui è “nata” una delle ultime medaglie alle Olimpiadi di Londra, quella di Giorgio Avola), organizza per il 23 dicembre una raccolta sangue degli atleti e degli amici della Scherma Modica che hanno scelto di diventare donatori. 
Altra cosa è la seconda parte I monologhi della vagina”, titolo di uno spettacolo tratto dall’opera di Eve Ensler. Anche in quest’occasione, però, c’entra l’AVIS di Modica che invita alla lettura dei brani - affidata a sedici donne modicane e alla cura di Carlo Cartier – che si terrà sabato 29 dicembre e giovedì 3 gennaio alle ore 21:00 presso il Teatro Garibaldi di Modica. Durante la serata sarà inaugurata la campagna di sensibilizzazione “A partire dalle donne” e presentato il pieghevole che illustra le caratteristiche e l’importanza di donare sangue. Il costo del biglietto è di 8 euro ed è possibile acquistarlo in prevendita dal 20 dicembre (tranne i pomeriggi di sabato 22 e lunedì 24), dalle 11:30 alle 13:00 e dalle 17:00 alle 20:00, presso la sede Avis di Modica in via S. Cuore 1/E. Qui potete vedere lo spot dedicato a questa seconda iniziativa: .
Non mancate!

domenica 12 agosto 2012

Sono viva...

... e vi auguro buone vacanze. Forse ritornerò a scrivere, forse no, ma so che non sentirete eventualmente poi troppo la mia mancanza!
Buona estate!

sabato 2 giugno 2012

Chi vuole questa bellissima spilla?

Mi ricorda Milano, un locale in cui non ero mai stata, un live molto bello, una pizza con sconosciuti che ho molto apprezzato. Eppure devo staccarmi da alcuni oggetti causa trasloco... quindi, qualcuno vuole questa benedetta spilla?

sabato 26 maggio 2012

domenica 13 maggio 2012

La foto del giorno n. 13 - L'amore e i pinguini

Foto del giorno n. 13 - L'amore e i pinguini


I pinguini sono monogami. Anche quando stanno dentro un acquario. Su una pietra costruiscono il loro amore, come una chiesa.

domenica 29 aprile 2012

Biancaneve - La mia pseudorecensione

BIANCANEVEPosso farla breve:
1) la Regina aveva ragione a incazzarsi: lei era molto più bella di Biancaneve
2) il Principe Azzurro è un po' un coglioncello: meglio i nani
3) che fotografia spettacolare!

mercoledì 25 aprile 2012

La foto del giorno n. 12 - 25 aprile, liberi

Foto del giorno n. 12 - 25 aprile, liberi


Forse qualcuno potrà pensare che la foto non è pertinente con la ricorrenza del 25 aprile, ma per me lo è eccome. La FAO si batte per sconfiggere la fame nel mondo e solo chi non ha fame, chi non deve pensare solo a nutrirsi per sopravvivere, può essere veramente libero.

domenica 22 aprile 2012

La foto del giorno n. 11 - The Avengers

Foto del giorno n. 11 - The Avengers


L'anteprima al The Space Cinema Moderno di Piazza della Repubblica ha ospitato una parte del cast di The Avengers che, in Italia, esce il 25/4, in anteprima mondiale insieme alla Francia. Scarlett Johansson, Mark Ruffalo (fantastico), Chris Hemsworth, Tom Hiddleston sulla piattaforma sollevata dalle mani di Hulk, interpretato nel film proprio da Ruffalo.


mercoledì 18 aprile 2012

Amici di letto- La mia pseudorecensione


Siamo cresciute male. Ci hanno raccontato favole piene di principi azzurri. Spuntavano come i funghi, con i cavalli bianchi, i capelli puliti e lisci. C’erano anche gli orchi e i lupi cattivi, a onor del vero, ma a chi si dava maggiore importanza? Al principe che arriva a salvare la principessa sfortunata (se non in pericolo) e contestualmente ti concede l’happy ending!
Ergo, tu, donna, da sola non puoi vivere felice: deve arrivare un uomo in calzamaglia a completare l’opera.
La principessa delle favole si accordava e accontentava, pur senza minimamente conoscere l’uomo in azzurro (e forse era proprio questo a renderla così felice: l’incoscienza, la non consapevolezza, l’ignoranza su chi si stesse mettendo in casa).
Negli anni, ci hanno talmente farcito di sciocchezze sul principe azzurro, da farci persino male, almeno secondo uno studio inglese che sostiene che i romanzi rosa sono nocivi. Fanno male perché le donne (gli uomini difficilmente leggono romanzi rosa, credo non riuscirebbero a sopportare che i protagonisti maschili – finti – hanno spesso più spessore di loro – veri – che li stanno evocando solo con la forza della lettura) leggendoli si creano false attese sul partner.
E’ cresciuta con queste false attese anche la protagonista di “Amici di letto”, che ha un nome maschile, Jamie, ma è interpretata da una bellissima attrice, Mila Kunis (quella de “Il cigno nero”, per intenderci: occhi fantastici, corpo stupendo seppure un po’ piatta, pelle olivastra). Jamie aspetta il principe azzurro perciò è considerata emotivamente disturbata e, quindi, è puntualmente scaricata. Fa la cacciatrice di teste e grazie a questo lavoro incontra Dylan (Justin Timberlake) e lo convince a trasferirsi da Los Angeles a NY. Jamie diventerà la “migliore amica” di Dylan e, a un certo punto, anche la sua “scopamica”. In maniera cosciente, consapevole. Sesso senza complicazioni, tanto sono amici. E qui vuol dire che tanti e tanti film e tanti e tanti libri non ci hanno proprio insegnato nulla: non si può fare senza complicazioni. Le complicazioni arrivano sempre e solitamente fanno più male alle donne. Non vi racconto il resto del film - anche se è scontato sin dalla prima scena - perché trattasi di commedia carina, molto divertente in alcuni punti e anche un po’ amara in altri. Non so se consigliarvi di andare al cinema a vederlo: forse basta un dvd. Astenersi confuse in amore e amiche di letto in carica: potrebbe nuocere gravemente alla salute.

venerdì 13 aprile 2012

ACAB e un vecchio post che mi ritorna in mente


ACAB è l’acronimo di All Cops Are Bastards, ma anche il riuscitissimo film di Stefano Sollima, che avevo già apprezzato per Romanzo Criminale – La serie. Ha un cast di tutto rispetto: Filippo Nigro, Pierfrancesco Favino, Marco Giallini, Andrea Sartoretti. E’ un pugno forte, ben assestato, allo stomaco. Un po’ come mi aspetto che sarà Diaz. Non ero sicura che avrei avuto il coraggio di vederlo, così come non sono certa di riuscirci con Diaz. E’ che questo genere di film mi fa pensare a un post che scrissi il 26 ottobre del 2010 e che vi propongo.

I casi osceni di Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, Daniele Franceschi, mi fanno provare schifo e poi un senso di paura strisciante che m’impedisce di stare serena. Leggere, vedere, sentire di ciò che è capitato loro (il primo morto quasi sicuramente in seguito a percosse dopo un fermo per detenzione di sostanze stupefacenti; il secondo, diciotto anni, picchiato fino a che non poté più respirare da quattro uomini delle forze dell'ordine mentre tornava a casa dopo una serata in discoteca; il terzo, detenuto in un carcere in Francia, probabilmente lasciato morire) mi fa la stessa paura e mi mette addosso la stessa inquietudine della storia di Sara Scazzi. Perché in tutti e quattro i casi, gli "uccisori" sono coloro che dovrebbero, invece, proteggerci (tutti, anche chi ha commesso un reato) o quelle figure di cui ci si dovrebbe fidare. Le forze dell'ordine e la famiglia. Quelli da cui non te l'aspetti, coloro che pensi di chiamare quando hai bisogno o ti trovi in difficoltà. Questo mi fa paura: che potrebbe succedere di fidarsi con naturalezza (perché ti hanno insegnato a farlo) di chi, invece, ti fotte. E scusate il termine.
C'è un'altra cosa che mi fa paura: in tutti e quattro i casi, la verità è stata nascosta. Non solo dagli esecutori materiali dei delitti, bensì anche da altre persone che, a loro volta, avrebbero dovuto proteggerti e volerti bene.

mercoledì 11 aprile 2012

Posti in piedi in Paradiso - La mia pseudorecensione


I padri separati possono trovarsi in difficoltà. Altrettanto può succedere alle madri. Ultimamente è diventato di moda stare dalla parte degli uomini. Ok, non ho nulla in contrario. Ma i padri separati di “Posti in piedi in Paradiso” (un film di Carlo Verdone con Carlo Verdone, Pierfrancesco Favino, Marco Giallini, Micaela Ramazzotti), a volerli guardare da un punto di vista squisitamente femminile, la loro situazione se la meritano. Si meriterebbero anche di peggio, quantomeno Favino e Giallini. Verdone fa storia a sé: è uno di quei padri che paga uno sbaglio che forse tanto errore non è, che si è ritrovato l’amore tutto contro. E’ un nostalgico: un uomo che ha ancora un negozio di dischi nell’epoca degli mp3 e delle compilation scaricate on line. Quando si ritrova in difficoltà, non chiede niente, dorme nel retro del negozio. Poi incrocia questi altri due disperati e con loro prende in affitto una casa che diventa lo starter per una serie di equivoci, avventure, nuove conoscenze, improvvise consapevolezze.
Non è il Verdone migliore (e chi mi conosce, sa che per me i livelli di “Compagni di scuola” non sono mai più stati raggiunti), ma è di nuovo molto divertente e si ride senza volgarità, il che è cosa rara di questi tempi.
Favino si conferma l’attore migliore in Italia (forse può contendergli il primo gradino del podio solo Elio Germano) e se adesso ha iniziato anche a fare film brillanti, non ce n’è più per nessuno.
Micaela Ramazzotti è fantastica, bella in modo impattante, brava anche se (quasi) sempre nello stesso ruolo.
Andate a vederlo, una bella domenica pomeriggio. E’ proprio quel tipo di film lì.

domenica 1 aprile 2012

La foto del giorno n. 10 - Giostra

Foto n. 10 - Giostra


Le giostre vicino Castel Sant'Angelo: le luci e i colori di ricordi d'infanzia che non ho mai avuto.


venerdì 30 marzo 2012

Una tradizione siculo-pakistana? Revival


Era l’11 luglio 2007 quando, durante un convegno su Islam e integrazione, Giuliano Amato, espresse la sua opinione sulle violenze nei confronti delle donne: "Nessun Dio autorizza un uomo a picchiare la donna. E' una tradizione siculo - pakistana che vuole far credere il contrario".

Perché ritiro fuori questa vecchia storia proprio adesso? Perché oggi ho appreso che il programma “Amore Criminale” – in onda il sabato su Rai3 e condotto da Luisa Ranieri – tratterà in una puntata di un assassinio avvenuto nella mia città d’origine proprio ai danni di una donna. Ho ripensato a questo post e ho deciso di ripresentarlo. Ecco cosa scrivevo sull’argomento ormai cinque anni fa.

Probabilmente, Amato voleva sottolineare che in Sicilia, fino a qualche tempo fa (ancora nel 1981 esisteva il delitto d’onore in tutta Italia) si facevano gli stessi errori che adesso sono imputati alla cultura islamica. Poche frasi furono più infelici di questa. Io sono siciliana e non sono mai stata picchiata e devo dire che, fortunatamente, mi sono trovata davvero pochissime volte di fronte a casi di violenza sulle donne. Però, è vero che picchiare le donne, massacrarle (magari com’è successo nel caso di Hina, la ragazza pakistana che viveva a Brescia) non è una prerogativa solo “straniera”. Il Rapporto annuale del Viminale sulla Criminalità, infatti, ha riportato che quasi sette milioni di donne tra i sedici e i settanta anni hanno subito una violenza fisica o sessuale nel corso della loro vita. Nel 62,4% dei casi il partner è l’aguzzino. Le violenze che si subiscono in casa non hanno colore, né razza, né lingua. Spesso gli uomini credono che quello degli schiaffi sia un linguaggio universale. Basti pensare alle frasi di Muschen, il contadino concorrente di “Un due, tre, stalla!” che si permise di dire che le donne infedeli andrebbero lapidate e non fu nemmeno escluso dal programma, ma anzi portato in finale.
Le donne spesso sbagliano. L’errore più grande lo commettono, però, quando sottovalutano segni di violente intemperanze nei caratteri degli uomini che le circondano. Molte non parlano, non denunciano: un po’ per i figli, se ci sono, un po’ per la vergogna, un po’ per la segreta speranza che non lo farà più. Su Vanity Fair ultimamente sono state pubblicate alcune lettere di donne maltrattate e nel numero scorso, un articolo ha permesso di conoscere questa realtà: http://www.cadmi.org/index.asp, una casa d’accoglienza per donne vittime di maltrattamenti, dove si può ricominciare a vivere cercando di dimenticare i lividi del corpo. Molte di queste donne denunciano anche l’indifferenza delle forze dell’ordine, che soprattutto nel passato le invitavano a ripensarci, quando si presentavano per una denuncia nei confronti del marito. Uomini che ne hanno coperti altri. Così come ci sono anche donne che coprono le violenze, che fanno finta di non vederle.
Su Grazia di questa settimana, uscito ieri nelle edicole, a pagina venti c’è la foto di una ragazza indiana 22enne in mutande e reggiseno, che gira per strada con una mazza da baseball in mano. Niente di sexy. Nessuna pubblicità di lingerie. Solo una ragazza che protesta contro le violenze che giornalmente subisce da parte del marito e dei suoceri, per aver portato una dote troppo misera (da quaranta anni la dote in India è illegale), e contro le forze dell’ordine, che non le hanno mai creduto. Forse adesso finirà in prigione. Non il marito, bensì lei: per essersi comportata indecentemente.

domenica 25 marzo 2012

Balzac e la piccola sarta cinese - Pseudorecensione


Balzac e la piccola sarta cinese” mi è stato regalato come un libro importante da condividere, così bello da non poterlo tenere solo per se stessi. E bello lo è, solo che ha avuto la sfortuna, nella mia vita, di arrivare subito dopo “Così in terra” e non poter reggere il confronto.
Ambientato in Cina nel 1978, lascia subito stupiti per la vicinanza in termini temporali, ma la lontananza incolmabile in termini culturali: trentaquattro anni fa in Cina non si poteva leggere la letteratura europea. I testi romanzati erano proibiti, i ragazzi intorno ai diciotto anni erano costretti ad andare nelle campagne per una sorta di tirocinio: rieducazione, la chiamavano. Se erano figli di dissidenti o semplicemente di “sporchi borghesi”, difficilmente sarebbero tornati alla loro vita di prima.
I due ragazzi di cui racconta Dai Sijie (che in un campo di rieducazione c’è stato davvero e che da questo suo libro ha tratto – nel 2002 - anche un film), sulle montagne, incontrano due figure fondamentali: l’antipaticissimo e stupido Quattrocchi, figlio di una poetessa e detentore di libri proibiti, e la piccola sarta, il cui padre è il sarto più rinomato e venerato della zona. Ai libri di Quattrocchi attingeranno per trovare ristoro e compagnia. In particolare, li colpirà Balzac, perché sarà Ursule Mirouet il primo libro a loro disposizione, e Jean-Cristophe di Romain Rolland, che io non avevo sentito mai nominare prima di sfogliare le pagine di Dai Sijie. Con questi e altri libri e con i racconti che ne scaturiranno, conquisteranno la piccola sarta cinese.
Il libro ha i colori scuri di montagne e campagne, dove non è piacevole abitare. Ha la voce di ragazzi intelligenti costretti alla stupidità e all’automatismo da un regime autoritario privo di qualsiasi visione.
Edito da Adelphi, “Balzac e la piccola sarta cinese” ti fa sentire fortunata, perché a te nessuno ha mai proibito di leggere, di viaggiare con la fantasia, di arrivare lontano, di conoscere, di innamorarti di Mr. Darcy, per esempio. E mi dispiace tanto che ci sia stato qualcuno nel mondo che, non per povertà – come ancora succede in milioni di posti – ma per stupidità, sia stato tenuto all’oscuro della bellezza della letteratura.

venerdì 23 marzo 2012

Paura di...

Leggo su Focus di questo mese che gli italiani hanno cercato su Google la parola "paura" collegata soprattutto a "sbagliare". E qui dovrebbe subentrare De Gregori: "Ma Nino non aver paura a sbagliare un calcio di rigore, non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore, un giocatore lo vedi dal coraggio, dall'altruismo e dalla fantasia."





Ma poi gli italiani hanno anche paura di vivere e di amare.



E di morire, guidare, impazzire, volare, crescere, cadere, ammalarsi.
Strano che sia abbia paura di crescere, che secondo me è una bella cosa, ma non di invecchiare. E la paura di soffrire? E la paura di perdere? E voi che paure avete?

martedì 20 marzo 2012

Sala Professori - La mia Pseudorecensione


In zona Monti, a Roma, c’è una piccola casa editrice che affaccia sulla strada. Si chiama Voland e mi piace molto, non solo perché è la casa editrice di Amelie Nothomb. Durante il mio secondo “soggiorno per caso” a Roma, ormai quasi quattro anni fa, ci son passata davanti e, come il protagonista della Storia Infinita, non ho potuto fare a meno di entrare. Comprai un libro: Sala Professori. Poi lo dimenticai. Poggiato su una mensola, ha vivacchiato lì per tutti questi anni. Qualche settimana fa l’ho ripreso in mano e ho deciso che era arrivato il suo momento.
L’autore si chiama Markus Orths, tedesco.  Ci porta in una scuola tedesca come tante, dove – oltre la superficie fatta d’incastri di lezioni, intrecci di aule e professori – si combatte una sorta di battaglia. Non contro l’ignoranza, anzi. Forse quella è l’unica battaglia che non è stata seriamente presa in considerazione dal corpo insegnante e da un preside improponibile. Si combattono gli uni contro gli altri, scuole contro scuole, professori “di regime” e ribelli. Il professor Kranich è solo un tirocinante che ce l’ha fatta a entrare nelle fila di chi insegna. Ben presto si accorgerà che insegnare non è esattamente come ha sempre pensato che fosse. Non è studio e preparazione, è improvvisazione e spontaneità. Non è merito e nemmeno il sapersi attirare la stima di colleghi e alunni: è sotterfugio. Fino a un epilogo veloce, inaspettato, assurdo.
Mentre leggi, ti sembra impossibile che sia così, ma in realtà non puoi esserne veramente sicura. Quindi, lo speri soltanto. E speri anche che si tratti di una parodia della sola scuola tedesca, perché quella italiana sta messa molto meglio. Poi ti ricordi del film “La scuola” e anche quel pizzico di speranza va a farsi friggere.


Povera scuola!

domenica 18 marzo 2012

Un alieno a Vanity Fair - Pseudorecensione


Col senno di poi, questo libro non l’avrei comprato. L’autore, e protagonista del libro, mi è stato così antipatico che avergli recato un beneficio con l’acquisto di una copia di “Un alieno a Vanity Fair” (da cui è stato tratto il film “Star System. Se non ci sei non esisti”) mi urta profondamente.
Il libro è la vera storia di Toby Young (con poche edulcorazioni, scrive lui alla fine), inglese, di buona famiglia, giornalista, che decide di andare a New York per ricavarsi un angolo di notorietà. Sarà assunto a Vanity Fair, che non farà che denigrare. Non riuscirà mai a seguire le regole del “gioco”, troppo preso dalla voglia di fare lo spavaldo, oltre che quello con la battuta e l’idea geniale sempre pronte e che farà colpo sul divo di turno. Mentre le battute e le idee sembreranno irresistibili solo nella sua mente, l’invidia - persino nei confronti degli amici - lo divorerà quasi vivo, così come il vizio di bere e, anche, in alcuni casi, di drogarsi.  
Verso la fine del libro, tenta il riscatto: sia con il lettore sia con la donna che ama. Prova a farci intendere che ha capito la lezione, è migliorato, che merita anche lui un po' di notorietà, ma c’è sempre un fondo di antipatia, doppiogiochismo, egoismo che me l’ha reso odioso sino alla fine.
Cosa salvo? I tanti aneddoti interessanti sulla vita di redazione e una sorta di indicazione che viene fuori, ma in maniera non consapevole, su come non bisogna mai comportarsi nella vita.

sabato 17 marzo 2012

Buon compleanno Italia!

Tanti auguri per i tuoi 151 anni, cara Italia insicura, viva, stanca, allegra, arrabbiata, bella, brava, stolta, corrotta, sincera.

venerdì 9 marzo 2012

Buon compleanno Inter!

104 anni e... sentirli. Tutti. Quest'anno li sentiamo proprio assai. Ma non importa, il sangue è nerazzurro e a pochi minuti dall'inizio dell'ennesima partita che viviamo con l'ansia da prestazione (Milito ha appena sbagliato un rigore), io non posso che fare gli auguri alla mia squadra e a me stessa. E per celebrarla, vi riporto il post che scrissi nell'anno del centenario: il 2008. Prima del fantastico triplete.


L’Internazionale - per tutti, ormai, solo l’Inter - nacque il 9 Marzo di 100 anni fa a Milano, presso il ristorante “L’Orologio”, in via Orefici, a due passi dal Duomo. Nel tempo, non è mai stata in Serie B, ha conquistato 15 scudetti, 5 Coppe Italia, 3 Supercoppe Italiane, 3 Coppe Uefa, 2 Coppe dei Campioni (sì, tanto tempo fa, è vero, quando ancora a giocare la Coppa Campioni erano solo le squadre che il Campionato nazionale lo avevano vinto davvero, non che si erano classificate seconde, terze o quarte), 2 Coppe Intercontinentali (tanto tempo fa anche queste, quando non si chiamava Mondiale per Club e non ci si ritrovava a giocare contro il Kurosawa).
Per questo compleanno speciale, sul sito dell’Inter si possono votare i gol più belli (al momento vince la splendida rovesciata di Djorkaeff contro la Roma), le partite migliori (in testa Milan - Inter 3-4 dello scorso campionato), i calciatori che più amiamo (sta vincendo l’attuale capitano Javier Zanetti, tallonato da due condottieri storici: Facchetti e Bergomi), la maglia più bella. Si può anche caricare un video o una foto che testimoni l’”interismo” (come direbbe Severgnini) e scrivere i 100 motivi per amare l’Inter.
826 calciatori hanno vestito almeno una volta la maglia nerazzurra in 100 anni. Alcuni li ricordiamo perché si sono distinti in negativo: Vampeta (ma dove l’avevamo trovato?), Gresko, Coco, Sorondo, per esempio, per fare i primi nomi che mi vengono in mente. Altri non hanno bisogno di presentazioni, sono quei nomi che appena li senti, i pensieri si vestono di nerazzurro: Meazza, Mazzola, Corso, Beccalossi, Bergomi, Berti, Zenga, Altobelli, Matthaeus, Javier Zanetti, Cambiasso e, naturalmente, Facchetti. In mezzo, un numero altissimo di calciatori più o meno bravi, di veri e propri fenomeni (vedi, appunto, l’ex Fenomeno Ronaldo) che hanno dato il loro contributo all’Inter, ma che per un motivo o per l’altro, non si sono sentiti addosso il privilegio di essere interisti: Vieri e Adriano sono gli esempi più recenti. Poi ci sono anche quelli con i nomi più assurdi del mondo: Bachlechner (provate a pronunciarlo correttamente!), Odoacre (!) Chierico, Grigoris Georgatos, Emre Belözoğlu, Bengt Lindskog, Astutillo Malgioglio. Vogliamo dimenticarci i personaggi, quelli che non potevi non notarli (e non sto parlando di capacità sportive), come Taribo West e Centofanti? E infine una nota per quelli che da noi erano bidoni e nelle altre squadre erano (o sono ancora) fenomeni: Andrea Pirlo (40 presenze e neanche un gol con la maglia neroazzurra), Batistuta (in effetti è arrivato già morto), Pizzarro, Schillaci (comprato dalla Juve quasi inservibile, ormai), Hakan Sukur.
Sabato questi e altri calciatori festeggeranno il centenario prima, durante e dopo la partita di campionato con la Reggina. Il prepartita sarà animato dall’ingresso in campo di 826 bambini (tanti quanti i calciatori dei 100 anni), l’intervallo da una coreografia per ricordare tutte le nazioni che hanno dato giocatori all’Inter, il dopo partita da fuochi d’artificio, vecchie glorie e dall’invasione pacifica di Piazza Duomo (che per l’occasione si toglie le transenne anti-hooligans) per il taglio della torta. Infine, da mezzanotte, al Teatro Zelig in via Monza 140, saliranno sul palco Nicola Savino (conduttore dello spettacolo), Enrico Bertolino, Raul Cremona, il Mago Forrest, Flavio Oreglio e tanti altri ospiti a sorpresa per uno spettacolo di cabaret tutto nerazzurro. L'incasso della serata sarà interamente devoluto alle associazioni "Capirsi Down Monza" e "Vita a Pititinga" di Enrico Bertolino, che sostiene una comunità di bambini in Brasile, ma non ci sono più biglietti disponibili.
In realtà la festa migliore possibile sarebbe la vittoria contro il Liverpool martedì sera, ma per scaramanzia nulla si dice e nulla si ricorda.
Io auguro buon compleanno all’Inter perché l’Inter per me è l’urlo di mio padre, a ogni gol, quando ero bambina. Perché è la cronaca alla tv di una partita che mi sforzavo di sentire, anche se papà mi aveva mandato a letto. Perché è la squadra di Zenga, il mio primo calciatore preferito. Perché quando sono entrata a San Siro per la mia prima partita “dal vivo”, ho sentito la stessa emozione della prima volta al Piccolo Teatro e della prima volta davanti a un Caravaggio. Perché quando vedo neroazzurro mi sento subito a casa. Perché quando ci sono partite importanti, il cuore batte un po’ più forte e sogno di giocare anch’io, nelle notti precedenti. Perché quando torno dallo stadio, sono stanca come se avessi giocato io. Perché l’Inter è una bella donna capricciosa e incostante, composta di undici uomini belli, capricciosi e a volte incostanti. Perché l’Inter è Materazzi che dice, quasi piangendo, “lo dovevo vincere io... ” e da allora il 5 Maggio non è più solo “ei fu... ”. Perché l’Inter è Materazzi che porta la coppa in ospedale al presidente malato. Perché l’Inter è l’urlo di Zanetti che non si è mai risparmiato. Perché aspetti diciotto anni per vincere ancora e intanto impari a perdere con dignità, che nella vita non fa mai male. Perché aspetti diciotto anni per vincere e impari che sperare e crederci sempre non è sbagliato. Perché aspetti diciotto anni per vincere onestamente e quando sconfiggi un calcio malato, il tuo scudetto ha un sapore migliore. Perché aspetti diciotto anni per vincere e ti accorgi che non hai perso l’abitudine e riesci a vincere ancora, così come hai saputo perdere. Buon compleanno per ogni palo preso, compreso quello di Zamorano contro lo Schalke. Buon compleanno per ogni rigore sbagliato, compreso quello di Vieri in semifinale di Coppa Italia contro la Juve. Buon compleanno per ogni nuovo gol, per ogni futura parata, per ogni nuova vittoria e anche per quelle sconfitte che nella vita non si possono evitare.

lunedì 5 marzo 2012

Twitter Trend 05/03/2012 - #liceosportivo

Il governo ha annunciato che dal 2013 sarà istituito il Liceo Sportivo. E su Twitter è partito il trend: #liceosportivo. Quasi tutti i tweet sono ironici, insomma sembra che non se ne sentisse il bisogno di un Liceo di questo tipo, almeno a giudicare dal Social Network in 140 caratteri. C'è Francesca Chaouqui che scrive "al #liceosportivo i figli di #totti non dovranno vergognarsi dell'italiano del padre" e il commentatore Andrea Berton "Al #liceosportivo al posto della campanella c'è il fischio dell'arbitro". Tra i pochi tweet "positivi", quello di Spazillimiti che ricorda: "Ma magari più attività fisica a scuola! Io dovevo stressare il prof per farmi fare il salto in lungo! pensa te! #liceosportivo".
Io penso che il liceo dovrebbe dare una preparazione utile, in grado di far scegliere, alla fine dei 5 anni, un'università o un mestiere senza troppi intoppi, senza tanti freni. Non sono così favorevole ai licei troppo specialistici, anche se ho frequentato un linguistico. Il mio tweet in proposito? Mi sono lasciata prendere la mano dall'ironia: Sono così pigra che se mi fossi iscritta a un #liceosportivoio avrei seguito il modulo ultrà.

domenica 4 marzo 2012

Hot fuzz - Pseudorecensione e revival

Ho rivisto per caso Hot Fuzz su uno dei canali satellitari e sono andata indietro nel tempo a cercare la recensione che avevo scritto. Era il luglio del 2007 e questo era quel che scrivevo:

Se pensate che Bad Boys II e Point Break non siano film seri, allora Hot Fuzz è la pellicola che fa per voi. E’ la storia dell’agente Angel, un poliziotto londinese mandato nelle campagne del qualcosashire perché troppo zelante. Non si smentirà neanche nel paesino dove, da vent’anni, non si commettono omicidi. Peccato, però, che la cittadina abbia il più alto tasso di “incidenti” di tutta l’Inghilterra. Proprio per questo, Angel non sembra convinto della bontà del luogo e così, uno contro tutti (o quasi, lo aiuta un poliziotto incapace con il culto dei film d’azione americani - come, appunto, Point Break - che non vede l’ora di librarsi in aria sparando contemporaneamente con tre pistole), combatte per ristabilire la giustizia, in stile Die Hard o Commando.  Non mancano le scene splatter e finalmente si ride sugli inseguimenti improbabili, sparatorie senza fine che non fanno alcun morto, rocambolesche cadute e combattimenti corpo a corpo degni de “La foresta dei pugnali volanti”. Insomma, se non avete ancora capito, questo film è una cazzata colossale, ma almeno, come in ogni buona parodia che si rispetti, si ride.

sabato 3 marzo 2012

In memoria di Lucio Dalla

Nel giorno prima del suo compleanno e del suo addio, lo ricordo con la sua migliore canzone, per me:

mercoledì 29 febbraio 2012

Così in terra di Davide Enia - Pseudorecensione

"Così in terra" ha il profumo della mia terra, l'odore della polvere nelle strade della mia infanzia, del sangue delle sbucciature, del sudore acre. Ha il suono della voce della mia bisnonna che non c'è più e le parole di mia madre, di tutte le madri di Sicilia. Ha colori caldi, anche quando ricorda momenti neri della nostra storia. 


E' un libro bellissimo, che mi ha conquistata. Più di 300 pagine lette in meno di tre giorni, divorate con la stessa intensità con cui ascolto Davide Enia, autore e narratore come pochi, quando è a teatro. 
Perché io sono arrivata a questo magnifico libro edito Dalai (oltre a un paio di recensioni positive lette in giro) grazie al fatto che una sera, per caso, a Milano, mi trovai in una sala un po' spoglia vicino Città Studi, mentre fuori il Palermo giocava col Milan, a vedere "Italia-Brasile 3 a 2". Pochi minuti ed ero già totalmente in balia delle parole di Enia, del suo dialetto magico, che è un po' anche il mio, delle sue storie. 


In Così in terra racconta la storia di una famiglia palermitana dalla seconda guerra mondiale ai primi anni novanta. Ma non è una saga familiare. E' di più e forse di meno. La boxe fa scorrere un filo attraverso le generazioni di questa famiglia, fino ad arrivare a Davidù. Davide che sembra bellissimo, di un'intelligenza fuori dal comune, acuto, sagace anche a nove anni, forte, in grado di fare pugilato a livello agonistico e intanto studiare e riuscire bene a scuola, vivere intensamente e innamorarsi. E quanto innamorarsi. Sarà vero che si ama una sola volta nella vita, quando si ama veramente?


Se prima di leggere quest'opera meravigliosa, volete capire chi è Davide Enia, qualora ancora non lo conosceste, vi riporto qui di seguito i post scritti sul mio vecchio blog che lo riguardano. 



domenica, 13 aprile 2008
I Capitoli dell'Infanzia - Capitolo 1: Antonuccio si masturba
Quando sento o leggo il nome di Davide Enia, spontaneamente e immediatamente sorrido. Perchè Davie Enia è bravo ed in grado di emozionarmi come pochi. Nato nel 1974 a Palermo, laureato in lettere, è adesso un autore e un attore teatrale di successo, uno dei migliori nel panorama italiano, vincitore di parecchi premi. Alto quanto basta (il che vuol dire che è bassino), barba e capelli corti, mimica magistrale, splendida voce e magnifico accento. Siede. E racconta. E dalla sua voce nasce un film: una storia che diventa immagini e sapori, odori e colori. Accompagnate dalle musiche di Giulio Barocchieri e Rosario Punzo, le sue parole prendono forma nella sala spoglia, fanno scendere lacrime, provocano risa e sorrisi, si fanno applaudire mentre ancora aleggiano nell'aria. Per darvi un'idea di quello che è Davide, questo è uno dei suoi pochi "interventi" televisivi:


Antonuccio si masturba è il primo capitolo del progetto intitolato "I Capitoli Dell'Infanzia". Antonuccio vive a Palermo. Una Palermo antica, color seppia, con l'odore della polvere nell'aria, con ragazzini dai calzoncini corti, le scarpe aperte e le calze sotto il ginocchio. Antonuccio comincia ad amare le "femmine" e a negarlo. Cerca di parlare alla sua femmina preferita "con la tavola del cuore aperta e il sentimento apparecchiato". Ha due fratelli, tanti amici, una madre, uno zio e un padre che non c'è più ma è comunque presente. Vuol fare il pescatore e vince le gare di masturbazione collettiva. Cresce, sta crescendo, lo vedi crescere attraverso le parole di Davide.
L'ultima replica a Milano di questo primo capitolo è andata in scena oggi pomeriggio alle 16 al Teatro Franco Parenti. Da Martedì 15 a Giovedì 17, sarà in scena il secondo capitolo "Piccoli gesti inutili che salvano la vita". Io ho già preso il biglietto, 5 euro per una valanga di emozioni, per delle storie che rimangono dentro, che scavano e le senti scendere e diventare parte del tuo immaginario. Non so se ci sono ancora biglietti disponibili a Milano. Dal sito ufficiale, al momento risulta un'altra sola data per il mese di Aprile, il 18 a Dolo, provincia di Venezia, dove porterà sul palco solo il II capitolo. Io se fossi nei paraggi, non me lo perderei per nulla al mondo.

martedì, 15 aprile 2008
I Capitoli Del'Infanzia - II Capitolo: Piccoli Gesti Inutili Che Salvano La Vita
Il secondo capitolo non è una naturale e necessaria prosecuzione del primo. E' un racconto a sè, dove subito però riconosciamo i personaggi. C'è Carmelo, che è il fratello dell'amico senza pollici di Antonuccio. Carmelo lavora in miniera e ha un fidanzata con gli occhi neri come il buio delle cave, così che lo sguardo di lei ce l'ha sempre addosso. Fa il cuoco e cucina la caponata, così bene che ne senti l'odore. Lo vedi tagliare a tocchetti la melenzana e metterla nell'acqua salata, per togliere l'amaro. E' per questo che piangiamo lacrime di acqua e sale, "per toglierci l'amaro dal cuore".  
Nel sottosuolo di una Palermo di cui puoi persino sentire il sapore salmastro, si muovono dei bambini. Carmelo ha 14 anni e cucina per ragazzetti che ne hanno anche 9 e che vengono mandati dai padroni a esplorare le "vene sottili". I bambini mangiano e dormono nel buio delle cave, respirano carbone, vengono frustrati se provano a disobbedire.
La musica è pianto, lamento, accompagnamento, è il suono della pioggia, il rumore del mare, lo "scruscio" dei pensieri, il rombo delle pietre che rotolano, cadono, uccidono. E mentre continui a ripeterti che questa è una Palermo di tanto tempo fa, ti tornano alla mente immagini di altri luoghi e di questi tempi, dove i bambini devono lavorare, cercando di rimanere bambini. Perchè fare i bambini è il mestiere più difficile del mondo. E' per questo che, presto o tardi, tutti decidono di smettere.
Davide Enia è spossato, la maglia è sudata, il volto è serio. Lo spettacolo non è semplice: è duro, triste, divertente, difficile, forte e richiede anche un impegno fisico. Prende gli applausi senza un sorriso e forse anche lui sta pensando agli altri posti nel mondo in cui la Palermo del suo "cuntu" è ancora troppo viva. In cui forse non c'è nemmeno la caponata ad allietare gli animi. In cui le femmine hanno comunque i pensieri "'nturciuniati", ma tanto non puoi vederle, perchè il buio della miniera è troppo fitto o i palloni da cucire sono troppi.
E intanto gli alberi fioriscono.  

venerdì, 03 aprile 2009
Davide Enia e I Capitoli dell'Infanzia
Davide Enia ha presentato martedì il libro+dvd de “I capitoli dell’infanzia”. L’appuntamento era a Roma, nel foyer del Teatro Eliseo, per le 18. Peccato che lo sapessero in pochi (per caso, l’avevo scoperto andando sul sito del teatro, neanche la newsletter ne faceva parola), ma forse è stata anche una fortuna, perché la presentazione si è trasformata in una conversazione a dieci persone circa. Una conversazione sulla cucina, il calcio, Roma, il teatro e dove andremo a finire se continua così. Lui in giacca e camicia un po’ aperta, scarpette da ginnastica, fare affabile, attore sempre, di libro e dvd ne ha anche parlato, ma non più di tanto, in fondo lì dentro lo conoscevamo tutti lo spettacolo. A me solitamente il teatro in tv non piace. O meglio, mi piaceva finché non avevo visto il teatro “vero”, finché era un buon surrogato. Adesso mi annoia, mi addormenta. Questo dvd però pare che sia stato girato con sette camere, che abbia un taglio più cinematografico e, quindi, più movimento. Costa 20 euro ed è edito Fandango. Ma io preferisco aspettare di rivederlo in teatro, a bocca aperta e occhi sbarrati, cullata dal suono di una voce magica. La sua.

sabato, 25 settembre 2010
Quando il calcio è un racconto...
A poche ore da una delle partite che più mi sconvolgono la vita (Roma - Inter), ripenso al calcio come a un racconto, un magnifico spettacolo che, a volte, può diventare poesia. Questo ripensamento è frutto, soprattutto, dello spettacolo di Davide Enia "Italia-Brasile 3-2" che ho avuto la fortuna di rivedere martedì scorso al Teatro Quirino di Roma. Una partita del Mondiale di Calcio di Spagna del 1982 diventata spettacolo teatrale, racconto di un epoca, di un modo di tifare, di una città, di una serie di uomini e donne letteralmente rapiti da un televisore a colori che trasmette le immagini di un match calcistico. Uno spettacolo bellissimo, che fa ridere e commuovere, soprattutto nella parte in cui Enia racconta della squadra di Kiev massacrata dalle SS perché non ha accettato di perdere.
Non è la prima volta che il calcio ispira un'opera d'arte (basti pensare, per esempio, al film "Fuga per la vittoria"). E credo non sarà l'ultima. Perché, comunque la si pensi, è indubbio che questo sport, forse come tutti gli altri o forse un po' più degli altri (soprattutto per noi italiani), emoziona o, come si dice sempre più spesso e a sproposito, "tocca il cuore". Così stasera, sono certa che la partita mi toccherà il cuore e anche lo stomaco e il sistema nervoso e mi farà diventare, per 90 minuti, una persona un po' diversa, un po' più precarial e sicuramente un po' meno chic. E se vinceremo - e la vedo dura - finirà che mi sarò sfogata e mi sentirò meglio, alla fine. Se perderemo, avrò quel senso di malinconia mista a frustrazione e a senso di rivalsa barbaramente ucciso che solo una sconfitta calcistica può dare. E sarà un'altra storia da raccontare.




martedì 28 febbraio 2012

Come Dio Comanda - Pseudocensione Revival

Era il 5 Luglio 2007 quando finii di leggere Come Dio Comanda di Ammaniti.Ancora oggi, quando ne vedo una copia in libreria, mi viene l'impulso di comprarlo, anche se ce l'ho già, anche se l'ho già letto. Ecco quel che ne pensavo quasi cinque anni fa.



Scolarsi 495 pagine in meno di tre giorni e non sentirle. O meglio, sentirsele addosso, tutte quante, non come un’ubriacatura, ma come tatuaggi. Impresse sulla pelle e nella mente.
Niccolò Ammaniti è al suo quarto romanzo: “Come Dio Comanda”.  Ha costruito l’ennesima storia di tragica normalità nella provincia italiana. La provincia italiana genera mostri. E a farne le spese sono, ancora una volta, dopo “Io non ho paura”, i bambini. Bambini intrappolati in vite distrutte, in famiglie a pezzi, in pianure e campi che inghiottono i pensieri e centri commerciali e fabbriche che si mangiano gli adulti. Personaggi indelebili, stampati su pagine che non sono mai troppe per raccontare la solitudine del mondo, la tristezza delle persone. Protagonisti delineati con dovizia di particolari, vivi, le loro voci che pulsano attraverso le righe. Uomini distrutti dall’alcool e dalle fantasie ma ancora di più da un’Italia troppo misera da sopportare, dove un lavoro decente è un miraggio e nessuno ti dà una mano a rialzarti se sei caduto nel fango. Quel fango che si stende per tutta la narrazione grazie ad una pioggia mai benefica. Piove sulle teste di Rino, Cristiano, Corrado e Danilo. Piove così tanto che non distinguono più la strada e finiscono per sbagliare. Ma se Rino, Corrado e Danilo sono adulti, anche se non sempre capaci di intendere e volere, Cristiano è solo un dodicenne cui è stato tolto tutto: persino il cuore.
E chi un cuore lo ha ancora, leggerà d’un fiato l’enorme tomo e magari si commuoverà anche perché non riuscirà a vedere nessun sole dietro le nuvole scure che hanno vomitato acqua per due terribili giorni. Vorresti aiutarli e non puoi e quando ti accorgi che quello che stai leggendo è un libro del terrore, non puoi fare più nulla per tirarti fuori. Ci sei dentro fino al collo e non l’hai mai saputo. O forse hai solo preferito non saperlo.

lunedì 27 febbraio 2012

Benvenuti al Nord - La mia pseudorecensione

Benvenuti al Nord (regia di Luca Miniero) è il sequel, inutile, di Benvenuti al Sud (uscito nel 2010), che – a sua volta – era il rifacimento di un film francese intitolato “Giù al nord” (una pellicola di Dany Boon con Kad Mérad, Dany Boon, Zoé Félix, Philippe Duquesne). Per la serie: evviva l’originalità e le idee nuove!
La coppia comica Siani-Bisio funziona ancora, ma non come la prima volta perché, si sa, la minestrina riscaldata non è mai buonissima. Infatti, se nel primo film quasi tutte le scene strappavano risate, in questo si ride di meno e sembra tutto molto più forzato.
Stavolta i luoghi comuni dovrebbero essere quelli sul Nord, Milano in particolare. Siani, infatti, è stato trasferito a Milano, dove ritroverà Bisio, cui le cose – dal punto di vista sentimentale – non stanno andando benissimo. Con l’aiuto del suo Direttore e amico, Siani cercherà di ambientarsi nella nuova città, tra pregiudizi e suggerimenti sbagliati di Bisio. Bisio/Alberto, infatti, inviterà Siani a vivere la città basandosi sui ricordi dei tempi in cui aveva 20 anni: le brutte figure sono assicurate.
Sullo sfondo, le Poste Italiane (che se pensavano di farsi pubblicità positiva secondo me hanno sbagliato) con un nuovo progetto per i propri dipendenti chiamato E.R.P.E.S. e una New entry: Paolo Rossi, personaggio sufficientemente riuscito.
Per il resto, il cast è riconfermato rispetto al primo capitolo e Angela Finocchiaro è sempre magnifica.
Bene, bravi, ma non tris: speriamo che non ci sia Benvenuti al Centro. A volte bisogna capire quando è il momento di fermarsi, lasciando un buon ricordo.

domenica 26 febbraio 2012

Viaggio nell'Isola Misteriosa 3D - La mia pseudorecensione

Viaggio nell'Isola Misteriosa - basato sulla sceneggiatura di Richard Outten “Mysterious Travels: The Lost Map of Treasure Island” - è un film per ragazzi, dove l’avventura prende il sopravvento sul verosimile. La necessità di non far annoiare spinge alla velocità: da una scoperta di poco conto nella stanza di un ragazzo americano (Josh Hutcherson) all’arrivo su un’isola misteriosa (che altri non è che Atlantide) il passo è breve. Forse un po’ troppo. Ma il tutto è riscattato da quanto è bella la ricostruzione degli interni del Nautilus, che compare nel film verso la fine.
Il film (seguito di Viaggio al centro della terra 3D) è piacevolmente farcito di riferimenti letterari e avventurosi: Jules Verne in primis, ma anche Stevenson e Swift dei Viaggi di Gulliver. A riprova che, anche se il 3D è una tecnologia innovativa e avanzata, la fantasia ha radici antiche e le buone storie non muoiono mai.

sabato 25 febbraio 2012

Twitter Trend 25/02/2012 - #Mills

Di cosa si può parlare oggi se non della prescrizione del reato di corruzione per Berlusconi nel processo Mills? E', infatti, #Mills il primo trend del giorno, alle 15.30 circa. Ci sono, come sempre, i Tweet dei vip: Angelino Alfano è lapidario "#Berlusconi prosciolto per intervenuta prescrizione". E poi ci sono i commenti della gente comune: Tany (anche se è juventina la cito ugualmente) scrive "Immacolata Prescrizione prega per noi poveri peccatori e liberaci dai reati. Amen #Mills" e Francesco Romeo "#Berlusconi-#Mills#Cicchitto: evitata la condanna di un innocente. Gli innocenti si assolvono e non si prescrivono: informate Cicchitto.". E io? Indignazione a parte, ecco il mio tweet sul trend del giorno: #Mills giorni di te e di me: o ne bastano di meno per la prescrizione?

venerdì 24 febbraio 2012

Senza tette non c'è paradiso - Pseudorecensione revival

La scrissi nel giugno del 2007 e ricordo questo libro ancora con piacere:



Gustavo Bolivar Moreno, autore 40enne, ha creato, nel suo primo libro “Senza Tette Non C’è Paradiso” a un personaggio che non sai se amare o detestare. Catalina, così si chiama la protagonista di questo romanzo colombiano, ha quindici anni. Dalla vita vuole solo due grandi tette, per entrare nelle grazie dei narcotrafficanti e fare la “bella vita”, in un mondo dove invece regna la miseria, la violenza, l’indifferenza. La senti parlare, la vedi muoversi tra le pagine del romanzo e vorresti fermarla, non sai se con le buone (un abbraccio, una parola “gentile”, un surrogato d’affetto) o con le cattive (due schiaffi ben assestati). Speri che qualcuno la blocchi, magari sua madre, ma poi ti rendi conti che non c’è speranza. La gente sta così male che se si ritrova il frigorifero pieno e qualche vestito nuovo, non si chiede da dove vengano, neanche se a portarli a casa è la figlia, che non ha un lavoro e ha lasciato la scuola per fare la prostituta d’alto bordo. Le madri chiudono gli occhi, anziché tentare di aprirli alle proprie figlie sui pericoli che corrono.
Il romanzo si legge veloce, va giù come un sorso di birra fresca e rischia di far male in alcuni punti. Poi, però, il nostro cervello elabora e crede che sia tutto troppo paradossale, che sia un mondo troppo lontano dal nostro perché la cosa ci riguardi. La Colombia dei narcos, delle intercettazioni telefoniche, della polizia corrotta, dei concorsi truccati e delle donne rifatte, dei Suv comprati perché si è ricchi e potenti e bisogna dimostrarlo, delle star che vanno in video solo perché sono appoggiate da qualcuno, delle ragazzine che vanno a letto con ragazzi e uomini di cui non importa loro nulla (e si fanno anche riprendere), ci sembra pura fantasia, immaginazione fervida. Eppure... non vi ricorda proprio niente questa descrizione?

lunedì 20 febbraio 2012

Gocce su Dino Baggio - La mia pseudocensione

Lo dico in anticipo: l’obiettività, quando si parla di Dino Baggio, non mi appartiene. Quindi, se vi aspettate una recensione prima di emotività, potete anche uscire da questa pagina. Io non ho altro che emozioni per spiegarvi “Gocce su Dino Baggio”, il libro che l’ex calciatore della Nazionale (e del Toro, della Juve, dell’Inter, del Parma, della Lazio, dei Blackburn Rovers, dell’Ancona) ha scritto con Marco Aluigi, edizioni Ciesse.
Il libro racconta la sua vita da calciatore e da campione, con luci (la prima convocazione in nazionale, il mondiale americano con la sciagurata finale a Pasadena, le coppe vinte con il Parma) e ombre (il gesto – indice e pollice che sfregano a indicare i soldi che l’arbitro di Parma-Juve avrebbe ricevuto dai bianconeri, prima vera denuncia su Calciopoli - che lo portò all’estromissione dalla Nazionale, i rapporti non buoni con Lotito, Giraudo e Moggi, l’ombra della cupola su di lui e la sua vita). Lo fa con un linguaggio semplice, perché il target principale di questo libro sono i ragazzi: quelli che vogliono ancora giocare a calcio e devono sapere come stanno veramente le cose, da chi si devono difendere. Quelli che è giusto conoscano alcuni aneddoti interessanti, perché il calcio non è solo un lavoro, è anche vita e i tuoi compagni, il mister, sono persone importanti per la crescita e la maturazione di ciascuno.
Gli aneddoti, i racconti degli spogliatoi sono stati piacevolissime novità da leggere anche per me, che pure di lui ho sempre cercato di sapere tutto. Leggo, per esempio, delle manie di Malesani, che non voleva che i ragazzi accendessero la radio negli spogliatoi e mi viene subito in mente lo spogliatoio dell’Inter di venerdì sera, prima della partita tremenda contro il Bologna, dove il mio capitano ha dovuto chiamare Yuto Nagatomo a ripetizione, prima che Maicon gli dicesse “ti chiama”: il giapponese non aveva, infatti, sentito nulla, avendo le cuffie dell’i-pod alle orecchie ed essendosi completamente estraniato.
Per tornare all’oggetto di questo post, se mai avessi avuto un solo dubbio su che persona meravigliosa è Dino Baggio, questo libro li avrebbe fugati. C’è dentro tutto il campione, tutto l’uomo, il marito, il padre, il figlio, il calciatore, il professionista con una passione immensa e con la voglia di non infangare il lavoro/gioco che ha amato e l’ha reso grande, ma di spiegarlo affinché si possa tornare alle origini. Di raccontarlo anche facendosi prestare le parole, per esempio quelle di Umberto Saba:
Il portiere caduto alla difesa
ultima vana, contro terra cela
la faccia, a non veder l’amara luce.
Il compagno in ginocchio che l’induce
con parole e con mano, a rilevarsi,
scopre pieni di lacrime i suoi occhi.

La folla- unita ebbrezza - per trabocchi
nel campo. Intorno al vincitore stanno,
al suo collo si gettano i fratelli.

Pochi momenti come questo belli,
a quanti l’odio consuma e l’amore,
è dato, sotto il cielo, di vedere.

Presso la rete inviolata il portiere
- l’altro - è rimasto. Ma non la sua anima,
con la persona vi è rimasta sola.
La sua gioia si fa una capriola,
si fa baci che manda di lontano.
Della festa - egli dice - anch’io son parte.
Molta gente dovrebbe chiedergli scusa per averlo costretto faccia a terra come il portiere di Saba, troppa non lo farà. Ma poi io mi chiedo: a questo punto, che importanza ha? Non si torna indietro, non si restituiscono momenti belli distrutti senza un motivo. Quindi, forse va bene così. Lui sarà sempre un signore e gli altri… beh…
Tempo fa, per l’esattezza il 22 febbraio del 2008, avevo scritto un post sul mio vecchio blog dal titolo “Dino Baggio e il gioco del calcio”. Lo voglio ripresentare qui per due motivi: servirà a darvi un’idea del perché mi è mancata l’obiettività nel recensire questo libro ed è una sorta di riassunto di quel che Dino ha raccontato con Marco Aluigi.

23 Giugno 1994. Italia – Norvegia, Mondiali di calcio negli Stati Uniti. Gianluca Pagliuca, allora primo portiere della Nazionale, esce imprudentemente dall’area e afferra la sfera con le mani. Espulso. Fa un caldo pazzesco, è mezzogiorno circa. Sacchi, CT dell’epoca, pare risentire di un colpo di sole ed effettua il cambio: Marchegiani per Roberto Baggio. In mondovisione leggiamo il labiale di Roberto: “Questo è impazzito”. Però, a un certo punto, mentre me ne sto seduta da sola sulla sedia del soggiorno - ho quasi dodici anni e fa caldo anche in Sicilia, ma almeno sono le 20 - l’Italia segna. A svettare su tutti e mettere in rete di testa è un ragazzo con la maglia numero 13, il mio numero fortunato. A me sembra anche parecchio bello. Chiamo papà e gli chiedo se sa chi è. Mio papà dice di no e poi Sacchi non lo sopporta, seguirà le partite dagli ottavi. Scopro solo continuando a guardare la tv come si chiama il ragazzo col numero tredici: Dino Baggio. 
Non è parente di Roberto. Fa il centrocampista e ha giocato anche nell’Inter e io me lo sono perso. L’ha comprato la Juve, che da Settembre lo cederà al Parma. Da lì a un mese compirà ventitré anni. Da quel momento lì non smetto di seguirlo, ho anche dei poster ancora appesi nella mia camera in Sicilia in cui ha la maglia della Juve addosso (quindi pensate quanto amore, per sopportare una maglia bianconera a bordo del letto). Nel Parma rimane moltissimo, 6 anni. Non si infortuna mai seriamente, ma in una partita di Coppa rischia di farsi veramente male quando i tifosi avversari gli lanciano un coltellino. A un certo punto succede una cosa, però. In una partita contro la Juve, Dino è espulso. Sono gli anni del Parma secondo in classifica, del Parma che avrebbe potuto anche vincere lo scudetto se la Juve non avesse deciso di truccare i giochi (vi ricordate, per esempio, un gol di testa di Cannavaro proprio alla Juve annullato, non si sa bene per quale motivo?). Così, quando Dino è espulso, commette una brutta azione nei confronti dell’arbitro: sputa per terra e mima il gesto dei soldi sfregando pollice e indice. Ti hanno comprato, questo è quello che vuole dire. 6 giornate di squalifica è quello che rispondono dall’alto. 200 milioni di multa è ciò che gli infligge la società. Due turni di squalifica anche dalla Nazionale.
Circa 5 anni dopo, avrebbero dato del bugiardo anche a Figo, che disse di aver visto entrare Moggi nello spogliatoio degli arbitri a San Siro. Perché tutti sapevano e vedevano (come potevano essere casualità tutti quegli episodi?), ma nessuno avrebbe dovuto parlare e, neanche, mimare. Il Parma lo cede alla Lazio, alla Lazio non lo fanno più giocare eppure... ne vogliamo parlare? E’ un centrocampista della nazionale, è forse un po’ discontinuo, ma sa il fatto suo. Finisce di giocare anche con la Nazionale, le due giornate di squalifica si sono trasformate in un esilio perpetuo. Si trasferisce in Inghilterra, poi torna in Italia, nell’Ancona. Ed è proprio durante la partita Ancona-Parma che l’incontro. Più bello di come lo immaginavo, alto, con i genitori e il telefono incollato all’orecchio che il bambino sta male. Sì, perché intanto ha sposato Maria Teresa di “Non è la Rai” e, con lei, ha avuto due bambini. La foto di quel giorno al Tardini campeggia sulla mia scrivania. 
Forse è quel giorno che ho smesso di essere adolescente, contrariamente a quello che dice qualcuno, nel momento in cui il mio sogno di ragazzina s’è avverato. Da quel momento in poi ho cominciato a desiderare, soffiando sulle candeline, solo di essere felice.
Poi Dino lascia. Basta. 2 anni fa chiude col calcio, a soli 34 anni. Se ne sta in famiglia, se ne torna nel suo Veneto.
Io cresco e navigo in internet e leggo i giornali, anche quelli on line. E’ su www.corriere.it che lo vedo, una settimana fa circa. E quasi non ci credo. Dino è tornato a giocare. In terza categoria, nel Tombolo, la squadra del suo paese. Lo fa per tenersi in allenamento, per un favore al suo primo allenatore, per divertirsi, perché il calcio è passione non business. E il calcio “vero”, quello della Serie A, non lo segue più: Calciopoli è arrivato in ritardo. Niente commenti allucinanti durante le partite, niente presenze ingombranti a Controcampo, niente marche di vestiti, né ristoranti. Partite in un campetto di terza categoria. Solo partite in casa, così può stare vicino alla famiglia.
Alla fine è questo quello che conta.

domenica 19 febbraio 2012

Pan Am - Pseudorecensione

Non vorrei dire che la cosa più bella di Pan Am è la borsa da viaggio che le hostess usano nei loro continui spostamenti, ma poco ci manca. In realtà, la serie non è brutta, solo un po’ sciapa. Il gruppo di hostess - non bellissime (Christina Ricci è veramente inguardabile, sembra più la Sposa Cadavere che un’assistente di volo), che negli anni ’60 gira il mondo con la compagnia aerea Pan Am - non riesce a tenerti incollato, più di tanto, al piccolo schermo. Oltre alle hostess, ci sono anche i piloti ma nulla che mi sembri degno di nota.
La serie può essere definita un “period drama”, perché cerca di rappresentare l’inizio degli anni sessanta nell’America in cui Kennedy era ancora vivo. Fondamentale, per questo ritratto, la puntata in cui le hostess si trovano a Berlino Ovest insieme al Presidente e lo ascoltano pronunciare il famoso discorso “Ich bin ein Berliner”, contro il muro.
Il creatore della serie è Jack Orman, che aveva creato anche a E.R. (telefilm che non ho mai visto, altrimenti in men che non si dica mi sarei sentita addosso tutti i sintomi di tutte le malattie rappresentate, indici denti compresi). Ma mentre E.R. è andato avanti quindici anni, credo che Pan Am non avrà vita altrettanto lunga. Per dovere di cronaca, non ho ancora finito di vedere tutta la serie e sto cercando di farmi venire voglia di finirla.

sabato 18 febbraio 2012

Storia della mia gente - Pseudorecensione

Era da un po' che, nella mia lunghissima lista di libri da leggere, c'era "Storia della mia gente" di Edoardo Nesi, definito da Antonio Pennacchi "sublime canto, sia epico che lirico, dell'industria e del lavoro umano" e da Sandro Veronesi "uno di quei cazzotti che ogni tanto la letteratura sferra al mondo". 
Poi, finalmente, mio papà me l'ha regalato e, avendolo letto lui per primo, me l'aveva consegnato con qualche remora: in realtà, così tanto non gli era piaciuto. Io, invece, l'ho amato molto.
Innanzitutto, mi piace lo stile di Nesi, che mi spinge a pensare di dover leggere altro di questo scrittore. In seconda battuta, ho gradito una storia che romanzo non era: era dapprima un mormorio, poi un bofonchiare il dissenso a denti stretti finché non è diventato quasi un urlo, un "non ci sto" che valicava le pagine per arrivarti addosso, per spingerti a scuoterti. Alcune pagine sono anche un po' strane da leggersi adesso, soprattutto quelle in cui parla di Monti, quando ancora non era alla guida di questo paese sperso. Ma il risultato non cambia: la storia breve della gente di Prato, del distretto tessile tra i più importanti d'Italia, e - per riflesso - di tutte le genti d'Italia, di tutti i poli industriali, è un racconto che volge al termine. Si chiudono le porte, si vendono i capannoni, si cedono le licenze e i marchi. E, dietro di ognuna, ci sono uomini e famiglie, saghe, sacrifici, anni di lavoro umano, di attenzione ai dettagli, di creatività anche. Tutto spazzato via in nome della globalizzazione.
Penso che non ci sia fiction in questo libro, che sia stato scritto senza filtro, come un bisogno. E, d'altronde, cosa sarebbe uno scrittore se non sentisse il bisogno di riempire il bianco? 

venerdì 17 febbraio 2012

Festival di Sanremo 2012 - Le pagelle della quarta serata: i duetti

Anche stasera potete trovare le pagelle di Sanremo su Post Scriptum. Per la prima parte, finché gioca la mia Inter, leggerete i commenti e i voti di Michele, al termine della partita subentrerò io.


Sono curiosa di parecchi duetti, e voi?

mercoledì 15 febbraio 2012

Festival di Sanremo 2012 - Le pagelle della seconda serata

Stasera ci sono le pagelle per i giovani! Mi piacevano tanto i catanesi Bidiel, ma sono già stati eliminati!
Qui trovate la diretta e le pagelle nel dettaglio: http://blog.studenti.it/speakercorner/festival-di-sanremo-2012-le-pagelle-della-seconda-serata/
Voi cosa ne pensate delle esibizioni di questa seconda serata?

lunedì 13 febbraio 2012

Brutti testi e brutti album - Un po' revival e un po' no

Dopo aver scritto questo post insieme a Michele: Al peggio non c'è mai fine - I singoli più brutti del 2011 e in vista del Festival di Sanremo 2012 (le mie pagelle saranno pubblicate, quest'anno, su Post Scriptum), ho pensato di rispolverare un vecchio post del 10/6/2007. Davo per brutta una canzone come Gloria, il cui autore è morto da poco. Sono ancora convinta che non sia un capolavoro quel testo, ma bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare: era geniale, perfetto radiofonicamente e adatto a rimanere in mente per giorni e giorni. Sono sempre del parere che da Gigi D'Alessio e compagna non possa venir fuori nulla di buono e temo il duetto sanremese con Loredana Berté.



Gloria a parte, di testi molto brutti ce n'è un'infinità. Freequency di questo mese, segnala i 20 peggiori testi di sempre e, tra questi, non figura neanche una canzone italiana. Ci sono, però, tra gli altri:
- Eminem, con "Ass like that", dove il titolo (un culo come quello) è già tutto un programma.
- Shakira, con "Whenever, Wherever", dove ad un certo punto dice: sono fortunata che i miei seni siano piccoli e modesti, così tu non li confondi con le montagne.
Su Max di qualche mese fa, invece, compariva una lista di 77 dischi da buttare, tra cui: Erotica di Madonna, l'ultimo dei Coldplay (il primo era veramente bello, nel secondo si autocitano e autocelebrano un pò troppo per i miei gusti), One way ticket to hell and back dei Darkness. Anche in questo caso, gli italiani non compaiono. Io ci metterei gli ultimi dischi di Ramazzotti (dopo "Tutte Storie", anche lui si è solo autocitato e non ci ha messo nulla di nuovo), gli ultimi di Zucchero e, non mi vorrei ripetere, ma anche quelli di Anna Tatangelo e Gigi D'Alessio.
Considero, invece, dischi molto belli gli ultimi di Samuele Bersani, Vinicio Capossela, Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, Sergio Cammariere e Ivan Segreto.

domenica 12 febbraio 2012

La foto del giorno n. 9 - Le capre che fissavano

Foto n. 9 - Le capre che fissavano
L'uomo che fissava le capre, fissava appunto le capre. Ma queste capre, invece, cosa fissano?

sabato 11 febbraio 2012

La stanza dei bottoni: presentazione

La porta che si apre sulla stanza dei bottoni svela un universo di colori, forme, sfumature, idee, creatività e creazioni. Colori, forme, sfumature, idee, creatività e creazioni a base di bottoni: di tutti i tipi. Vintage, nuovi, riciclati, comprati per l'occasione, adattati. Mente e braccio di queste creazioni è mia sorella Roberta. Questa è la pagina Facebook de La Stanza dei Bottoni: http://www.facebook.com/pages/La-Stanza-dei-Bottoni/231468373601710
diventate fan e sarete sempre avvisati sulle nuove creazioni e potrete vedere le immagini di tutti gli accessori! Qui di seguito, potete trovare un assaggio. Questo blog diventerà anche la seconda casa della Stanza dei Bottoni, il luogo privilegiato per dare notizie, informazioni, aggiornamenti sull'attività creativa che ferve proprio dentro la stanza!

venerdì 10 febbraio 2012

Grindhouse - A prova di morte - Una pseudorecensione revival

Era il 4 giugno 2007 e, sul mio vecchio blog su cui Splinder non ha attivato il redirect, scrivevo di Grindhouse. Per la cronoca, dopo quasi 5 anni, non ho ancora visto la seconda parte di Grindhouse, quella di Robert Rodriguez:



L'ultima fatica cinematografica di Quentin Tarantino è uscita nelle sale Venerdì. Leggo dai giornali che si tratta di un horror splatter. C., che è andata sul sito e ha letto la trama, mi mette in guardia sull'orda di morti viventi che invaderà il grande schermo e decide di non venire a vederlo, nonostante io le avessi più volte assicurato che l'avrei abbracciata e confortata, se si fosse spaventata.
Sono le 22,40 e tutto va bene. Nella sala numero 2 del Cinema Odeon siamo in 100 circa. Colori old-fashioned, Texas, belle ragazze non troppo intelligenti, un po’ di cellulite in vista, macchine in stile Hazzard, omaggio ai B-Movie, dove la B non sta certo per beautiful. Che sia horror ho qualche dubbio, magari è un thriller, ma non credo di aver mai avuto paura. I topoi dell'horror però ci sono tutti. L'uomo di cui aver paura ha il viso sfregiato di Kurt Russell, un attore con una bella faccia, adatta a essere buona, normale, poi cattiva e insopportabile.
Tarantino si cita con una suoneria: prima che Rosario Dawson, assolutamente bellissima, risponda al cellulare, udiamo distintamente suonare la colonna sonora di Kill Bill. Ma era già comparso, gestore di un vecchio bar, dove ci si rintrona fino all'ultimo sorso, circondato da ragazze (quasi belle) che lo baciano, abbracciano, gli si strusciano contro.
Quando il film finisce, ho passato due ore piacevoli, non ho visto un capolavoro, ma sono certa che Quentin non aveva intenzione di girarne uno. Non stavolta, almeno.
Sto ancora aspettando gli zombie, però... C., a che minuto del film sarebbero dovuti comparire?
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Per dovere di cronaca, Grindhouse dovrebbe essere composto di due film: "A Prova di Morte" e "Il Pianeta del terrore" di Robert Rodriguez. In Italia, al momento vediamo solo l'episodio (116 minuti) girato dal regista di Pulp Fiction.


domenica 5 febbraio 2012

Un'altra foto in concorso

Sempre per il concorso di Focus a cui partecipo con la foto dell'albero di Natale.
La foto è questa, scattata venerdì ai piedi del Campidoglio. Che ne pensate? Se vi piace, votatemi cliccando qui.

Neve bianca/nero

sabato 4 febbraio 2012

La foto del giorno n. 8 - Dindolando

Foto n. 7. Dindolando
Il nome della foto è un omaggio a mia sorella, lei sa perché.
L'altalena sta smettendo di dondolare, ma chi si era seduto? E perché si è alzato?

venerdì 3 febbraio 2012

Votate la mia foto al concorso di Focus

Altro concorso per il quale vi chiedo un voto. La foto la conoscete già e partecipa al concorso di Focus dal titolo "L'inverno e il freddo". Per votare cliccate qui.
L'inverno è il Natale contro il cielo

domenica 29 gennaio 2012

Twitter Trend 29/1/2012 - #Scalfaro

Alle 16.20 circa di oggi, domenica 29 gennaio 2012, il "primo" Trend di Twitter è #Scalfaro. Il Presidente emerito della Repubblica Italiana si è, infatti, spento nella notte a Roma all'età di 92 anni. Il web saluta quindi Oscar Luigi Scalfaro e lo fa partendo da grandi nomi del giornalismo italiano (Ferruccio De Bortoli da un semplice addio), passando per politici come Matteo Renzi, che manda un pensiero, fino ad arrivare a chi, con sincerità, ammette che non lo hai mai amato. Come Darwinstapensando, che scrive:  oggi è scomparso quello che, secondo me, è stato il peggior presidente della repubblica che la mia esistenza ricordi.
Io di Scalfaro non ho molti ricordi, non saprei dire se è stato un buon presidente oppure no. Ricordo solo la situazione che lo fece eleggere. E il mio tweet è proprio su questo: Non ricordo molto di , solo il momento storico dell'elezione.  era morto da poco e serviva che il Parlamento s'accordasse